I SACCHETTI DI PLASTICA GUADAGNANO UN ANNO DI VITA





Prorogato al 1° gennaio 2011 il divieto alla produzione e all’utilizzo delle shoppers non biodegradabili.

Confcommercio chiarisce alcuni aspetti particolarmente critici circa le novità che diverranno operative a partire dal 1 gennaio 2011, relativamente al divieto alla produzione, commercializzazione ed utilizzo dei sacchetti in plastica non biodegradabile.

L’inquinamento dei sacchetti è, infatti, duplice: c’è il problema dello smaltimento e quello della produzione. Si stima, infatti, che per produrre 200 mila tonnellate vengano bruciate 430 mila tonnellate di petrolio. I nuovi ecoshopper dovranno essere realizzati in bio plastica ricavata da mais e da altre materie vegetali e dovranno essere riutilizzabili.

I dettami della norma UNI EN 13432 sono stati recepiti dalla “Finanziaria 2007”, Legge 27 dicembre 2006 n.296. In particolare, l’articolo 1, specificamente dedicato a tale tematica, sancisce, con il comma 1129 che:

“(…) è avviato, a partire dall’anno 2007, un programma sperimentale a livello nazionale per la progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l’asporto delle merci che, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, non risultino biodegradabili”.

Il comma 1130 precisa che “Il programma di cui al comma 1129 (…) da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge (…) è finalizzato ad individuare le misure da introdurre progressivamente (…) al fine di giungere al definitivo divieto, a decorrere dal 1 gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili…”

Successivamente, tuttavia, il termine del 1 gennaio 2010 è stato prorogato con il decreto legge n.78/2009 al 1 gennaio 2011. Ciò in quanto non era stato ancora definito il programma per avviare una graduale dismissione dei sacchetti non biodegradabili.

La proroga è stata decisa in quanto, come avvisa una circolare ministeriale, sono emerse difficoltà a formulare, entro aprile 2007 il programma sperimentale per la progressiva riduzione dell’immissione in commercio di sacchetti in materiali non biodegradabili. Peraltro, ha dichiarato il Ministero, sono stati valutati gli effetti della norma sull’assetto produttivo, cui hanno fatto seguito valutazioni che hanno indotto a ritenere necessaria la determinazione di un più ampio periodo di transizione rispetto ai tre anni indicati dalla norma.

Nelle intenzioni del legislatore, lo slittamento di un anno dovrebbe, quindi, consentire di adeguare le strutture produttive e distributive alla nuova disciplina considerata “la non semplice definizione sul piano operativo del programma” e per consentire, si legge nella relazione “un impatto morbido sul sistema produttivo e di distribuzione commerciale”.

 

Fonte: Confcommercio, novembre 2009